Obama paga 400 milioni di dolari all’Iran, probabile per la liberazione di ostaggi

President Obama is interviewed about his Supreme Court nominee, Judge Merrick Garland.

Forse quella dei film americani è perlopiù una propaganda. L’amministrazione Obama ha versato 400 milioni di dollari all’Iran in concomitanza alla liberazione di quattro americani che erano detenuti a Teheran. Secondo le dichiarazioni del governo USA sono soldi dovuti dal 1979, dopo il fallito accordo sulla firma di un patto e la sentenza della corte internazionale dell’Aja. La somma dovuta dagli Stati Uniti ammonterebbe a 1,7 miliardi di dollari e la prima parte sarebbe stata pagata nella notte di Martedì per la definizione del fallito accordo di quasi 40 anni orsono.

John Kirby, portavoce del Dipartimento di Stato, ha dichiarato che la somma non ha alcuna attinenza con la liberazione dei quattro americani, riducendola ad una mera coincidenza. Ha aggiunto : “Non solo sono state le due trattative separate, ma sono state condotte da diverse squadre… nel caso delle rivendicazioni per la sentenza dell’Aja da esperti tecnici dopo molti anni.”. Tuttavia i funzionari degli Stati Uniti hanno ammesso che l’Iran voleva il denaro in cambio degli americani.

Quando il presidente Obama ha parlato della liberazione il 17 gennaio, ha detto, “Con l’accordo nucleare fatto, i prigionieri saranno liberati; era il momento giusto per risolvere questa disputa.”, ma non ha mai menzionato il pagamento simultaneo di 400 milioni. I prigionieri americani detenuti e liberati sono Saeed Abedini, Nosratollah Khosravi, Amir Hekmati, un ex Marine ed il giornalista del Washington Post Jason Rezaian.

Il denaro è stato pagato in euro e altre valute attraverso le banche centrali dei Paesi Bassi e la Svizzera, in quanto facendo una transazione con l’Iran in dollari americani sarebbe stato illegale secondo la legge degli Stati Uniti. A parere di molti repubblicani e giornalisti l’amministrazione Obama ha rinunciato alla vecchia politica che prevedeva il divieto di pagare riscatti per la liberazione di prigionieri creando, di conseguenza, un pericoloso precedente.

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