La guerra al terrorismo mutilata dai “tagli lineari”

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In Italia combattiamo il terrorismo senza mezzi adeguati. A differenza degli altri Paesi dell’Ue, Francia e Germania in testa, che hanno stanziato più fondi. Nel frattempo, continuano le minacce verso di noi, ultime quelle contro Roma scritte sui muri del porto di Sirte appena riconquistata ai miliziani dell’Isis. La Polizia di Stato, rappresentata dai sindacati, più volte ha manifestato le carenze dell’apparato sicurezza, ma non c’è stato niente da fare. Poliziotti coraggiosi, comparsi in televisione per denunciare un equipaggiamento inadeguato alle esigenze attuali, sono stati sospesi, sanzionati, etichettati come «bugiardi». È ancora una volta il Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), alla luce del pericolo sempre più reale derivato dalla minaccia terroristica, a snocciolare – settore per settore – carenze, spese e tagli.

 

ORGANICO CARENTE
Nel 2012 erano già 2.000 gli agenti in meno a Roma, 1.000 a Milano, Napoli e Palermo, 500 a Torino e Bari, 300 a Bologna e Firenze. I concorsi sono ridotti al minimo e gravissime le voragini in bilancio a fronte dei 3 miliardi di euro già cancellati dal bilancio del Ministero dell’Interno con i famosi tagli lineari di Tremonti. Quarantacinquemila, oggi, gli uomini in meno. Nella sola Polizia di Stato c’è una carenza di organico di 17.000 operatori e mancano all’appello 12.000 Ispettori e 7.000 Sovrintendenti: ufficiali di polizia giudiziaria essenziali per la prevenzione dei reati anche di natura terroristica, per le indagini e per l’intelligence. Una menzione particolare merita il caso della Sottosezione «Giardini di Naxos», in Sicilia, dove a fronte delle 43 unità previste dall’organigramma ministeriale i poliziotti in servizio sono 31. Di questi, 14 hanno più di 50 anni con il risultato che l’età media nel presidio è di 48 anni e mezzo. Non va tuttavia molto meglio nel resto d’Italia: i 12.000 agenti che ogni giorno pattugliano le nostre strade – fanno sapere dal Sap – hanno un’età media di 47 anni.

DIVISE INTROVABILI
Dall’equivalente di 90 milioni di euro per le uniformi stanziati nel 1992 si è passati ai 15,8 milioni del 2014. Un taglio impietoso e continuo, che ha portato a una distribuzione a macchia di leopardo delle nuove divise, quelle con la polo, prima agli agenti del Reparto Volanti e solo recentemente ai colleghi dei commissariati. I depositi, tuttavia, continuano a restare semivuoti, pantaloni, cinte e magliette sono pochi e introvabili nella maggior parte dei casi e ai poliziotti non resta che provvedere a spese proprie. Almeno per poter far affidamento su un cambio, considerata anche l’eventualità – neanche tanto remota – di sudare o sporcarsi in servizio.

 

EQUIPAGGIAMENTI INIDONEI
Mentre si stanziano 150 milioni di euro per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica, per contro si paventa la chiusura di 70 uffici di Polizia Postale e delle Telecomunicazioni. Dei 60 milioni di euro complessivi, solo 15 milioni sono stati destinati alla Polizia di Stato per l’ammodernamento delle dotazioni strumentali e delle attrezzature anche di protezione personale e dei giubbotti antiproiettile, tra l’altro acquistati inidonei all’arma lunga. Una goccia nel mare se si pensa che sono stati ritirati dai venti ai trentamila giubbotti antiproiettile da sostituire: ormai logori, scaduti, inadatti a proteggere gli agenti dai proiettili dei kalashnikov spesso imbracciati dai terroristi, e sostituiti, nella insufficiente misura di tredicimila. Non va meglio per le armi: gli M12 sono vecchi di 40 anni e le cartucce acquistate quattro anni fa per la Polizia di Stato sono incapaci di spingere il proiettile fuori dalla canna, occludendola e provocando spesso l’esplosione dell’arma. Eppure i lotti non sono mai stati rimandati indietro per essere sostituiti. Semplicemente con una circolare è stato disposto dal dipartimento di utilizzare le munizioni calibro 9mm Parabellum «fallate» solo per l’addestramento in poligono, escludendo il possibile uso in servizio. Quanto ai caschi da moto per la Polizia Stradale, in molti reparti reparti ne hanno in dotazione non uno per ogni operatore ma solamente due per reparto. Stesse taglie per tutti e zero igiene. Nel distaccamento di Pescara solo il 30% dei caschi è in regola, mentre gli altri sono scaduti. Bologna conta circa 210 agenti della stradale: dei 141 caschi in carico, 74 sono da rottamare e 10 sono scaduti. A Venturina e Cecina, in provincia di Livorno, ci sono solo due soli caschi in ogni reparto, indossati da dieci agenti per ogni distaccamento. Ritirati gli altri perché scaduti, agli sfortunati poliziotti non resta che «igienizzare» il casco sudato, passato dal collega del turno precedente, con uno spray gentilmente fornito in mancanza d’altro. Drammatica la situazione all’UPGSP della Questura di Torino, dove i caschi ubot, che si usano per l’Ordine Pubblico, non sono in dotazione individuale, ma di volante. A Pistoia, poi, si gira con gli stessi caschi consegnati nel 1990, in condizioni vergognose, inadeguati, poco sicuri, rotti all’interno e igienicamente insalubri. A Massa con i caschi ventennali ci si fa anche ordine pubblico: per capire come gli agenti vanno a lavorare, tra l’altro in situazioni rischiose e spesso di guerriglia, basti considerare che dopo cinque anni un casco qualsiasi va cambiato perché scade. Tutti scaduti i caschi con i quali lavorano gli agenti della Stradale di Rimini e Ravenna, consegnati nel 2009, mentre a Forlì non si vedono nuovi arrivi dal 2008.

VOLANTI DA ROTTAMARE
Macchine vecchie, che arrivano a percorrere anche 300mila chilometri, con la carrozzeria a pezzi, spesso arrugginite, «in fuga» dalla rottamazione costantemente alle calcagna. Le nuovissime e tecnologiche Seat Leon con motore Golf, arrivate l’estate scorsa direttamente dalla Spagna a rinforzare il disastrato parco auto, vennero consegnate con la livrea 113, ormai prossima alla sostituzione con il 112, scelto come numero unico europeo per le emergenze. Fece parecchio scalpore la foto di due volanti immortalate una di fronte all’altra con i cofani aperti per ricaricare la batteria a terra di una delle due. Venne scattata proprio davanti a Palazzo Chigi e proprio all’indomani degli attentati di Parigi. Una «pantera» ancora in strada ha toccato quota 575.238 chilometri.

IL RIORDINO DELLE CARRIERE
«Basti pensare alla sottrazione di 251 milioni per il riordino delle carriere di cui 13 milioni del 2012-2013, 119 milioni per il 2014, 119 milioni per il 2015 – protestano dal Sap -, agli importantissimi benefit correlati al trattamento pensionistico di coloro che sono entrati in polizia prima del 1981, ai 50 milioni sottratti dalla cassa per la Mutualità dei dipendenti pubblici, finanziata con la trattenuta dello 0.35% dallo stipendio, al blocco delle indennità di vacanza contrattuale legata a parametri inflattivi sfavorevoli al personale del 2014, ai 18.000 passaggi di qualifica già in bilancio e al 20% di produttività».

 

FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
Non pochi sorrisi beffardi, critiche e lamentele attirarono su di sé i rappresentanti sindacali che, guidati da Tonelli, si sostituirono ai lavavetri ai semafori per distribuire 250mila cartoline in tutta Italia allo scopo di convincere il Governo dell’importanza di istituire dei seri corsi di formazione anti-terrorismo intensivo. «Le nostre proposte avrebbero inciso per appena 20 milioni di euro quest’anno e 40 a regime. Per la formazione, per le manutenzioni ordinarie e straordinarie dei beni in disponibilità, per il finanziamento di nuovi progetti, per gli equipaggiamenti, e per tutta la logistica – spiegano dal Sap -. Non hanno fatto che promuovere pagliacciate. Sono pochissimi, inoltre, i soldi messi in conto per realizzare il riordino delle carriere, e le risorse necessarie sono state reperite in gran parte da ciò che già era nostro. Il miliardo di euro stanziato da questo Governo in modo propagandistico nel novembre scorso, è solo per la metà destinato al comparto sicurezza, l’altra metà è per il comparto difesa e non prevede investimenti sulla sicurezza interna, bensì per questioni al di fuori dei nostri confini nazionali. La restante parte è destinata al contributo straordinario di 80 euro di “legalizzazione del lavoro nero” in sostituzione del contratto come disposto in sentenza dalla Corte Costituzionale. La stessa cifra avrebbe portato ai un aumento contrattuale di poco superiore ai venti euro. Infatti dagli 80 euro, lordo amministrazione, va detratto il 60,2% di ritenute facendone rimanere 32. Di questi una fetta deve finanziare la nuova parte normativa è un’altra la rivalutazione degli accessori (straordinari, notturni, festivi e indennità varie). Anche in questo caso si è voluto eludere la decisione della Corte Costituzionale, che con sentenza depositata in data 23 luglio e pubblicata in G.U. il successivo 29 ha dichiarato incostituzionale il blocco dei contratti di lavoro, che in questi 6 anni ha causato un danno medio di 10.000 euro pro-capite al personale». «Si fanno figurare spese per la sicurezza che in realtà sono destinate ad altre esigenze quali l’emergenza sbarchi, l’Expo e il Giubileo – continua Tonelli -, oppure che vengono postate da una parte e sottratte dall’altra ma comunque, questo è importante, non hanno prodotto alcun potenziamento delle forze dell’ordine. Le spese per le pulizie e per la cancelleria sono state falcidiate rendendo audio sanificare un ambiente di lavoro come un commissariato di 800mq con due ore settimanali a disposizione o mantenere a cancelleria una questura media con solamente 546 € annue. Non un operatore è stato assunto ma anzi calano della metà ogni anno rispetto ai pensionati, non un’ora di formazione in più, non un giubbotto in più».

POCHI SOLDI PER LE PULIZIE
Circa 1.800 presidi di Polizia, tanti sono in Italia i commissariati, le questure, le specialità, i reparti mobili e prevenzione crimine, vengono puliti con gli stessi soldi con i quali viene tirata a lucido la sola Camera dei deputati. Dati alla mano, nel biennio 2011/2012, per lavare e spolverare pavimenti e scrivanie di tutte le strutture in uso alla Polizia di Stato da Aosta fino a Sassari (5.179.266 mq di superficie totale), il Ministero degli Interni ha bandito una gara con base d’asta al ribasso pari a circa 25milioni di euro, da dividere nei due anni. Contemporaneamente la sola Camera dei deputati (60mila mq in tutto) preventivava una spesa di 7.720mila euro per il 2011 e di 7.730mila euro per l’anno successivo. In soldoni, la Polizia di Stato nel 2011 e 2012 ha speso l’equivalente di quanto spende per Montecitorio, ma per pulire tutti gli uffici presenti in Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Molise (1.620.121mq).

Fonte: Il Tempo – Silvia Mancinelli

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