Terremoto centro Italia, cosa farà la politica?

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1 milione di tonnellate di tritolo, questo è l’effetto di un terremoto di grado 6 della Scala Richter, devastante manifestazione naturale che ha colpito il centro Italia questa notte. Tutti hanno memoria della tragedia dell’Aquila, come tutti sanno quali sono state le conseguenze e gli effetti riprovevoli dopo il terremoto. Imprenditori che ridevano al telefono al pensiero dei soldi che avrebbero guadagnato, abitazioni costruite in breve tempo come seguito di promesse, ma realizzate in maniera scadente, come hanno dimostrato alcuni crolli. Ad esempio un balcone precipitato rivelando come fosse sorretto non dal metallo, bensì da semplice legno che marcendo ha ceduto.

Adesso le domande sono: cosa farà la politica? In un momento come questo in cui il Premier Renzi ha promesso di presentare le dimissioni se l’esito del referendum fosse negativo alla sua compagine, che decisioni prenderà? Saranno orientate al rispetto del cittadino, oppure saranno manovre per accattivarsi il favore pubblico o, persino, dovrà poco fare?

Le risposte sono ipotizzabili, frutto di congetture o previsioni politiche, dipenderà da vari fattori, come la situazione economica del nostro Paese. A conti fatti, tuttavia, lo Stato ha il compito di gestire la Cosa Pubblica in rispetto delle esigenze del popolo; significa che una calamità richiede un pronto intervento a favore dei malcapitati. Eppure, chi rammenta, il terremoto di Gibellina rimane come esempio della totale mala gestione del Governo.

Vedremo nelle ore, giorni, settimane e mesi avvenire, poiché oltre agli aiuti immediati, dovremo valutare quello che il Consiglio dei Ministri adotterà per chi ha perduto tutto. Scopriremo se nasceranno tendopoli destinate a divenire un esempio prolungato dell’indifferenza, capiremo se vorranno veramente recuperare i fondi per sostenere i cittadini, accoglieremo le decisioni dei governanti e sceglieremo, di conseguenza, quale aggettivo attribuirgli.

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