L’eutanasia

Secondo l’enciclopedia Treccani, l’eutanasia è, alla prima accezione: “ Nel pensiero filosofico antico, la morte bella, tranquilla e naturale, accettata con spirito sereno e intesa come il perfetto compimento della vita”. Mentre alla seconda accezione recita : “ Morte non dolorosa, ossia il porre deliberatamente termine alla vita di un paziente al fine di evitare, in caso di malattie incurabili, sofferenze prolungate nel tempo o una lunga agonia”. Dunque essa è la fine della vita, tramite un’azione personale oppure da parte di un medico. Esistono Paesi al mondo che l’accettano, altri la rifiutano categoricamente. Questo non significa che i primi sono deprecabili ed i secondi elogiabili. I primi certo non accolgono l’eutanasia con leggerezza, accettandola solamente dopo un approfondito esame con cui si comprende la situazione del richiedente.

Noa Pothoven

Pochi giorni sono passati dalla notizia della morte di Noa Pothoven, avvenuta domenica 2 giugno, presso la sua abitazione di Arnhem, lasciandosi andare dopo avere deciso di non mangiare e bere. La ragazza aveva subito due stupri nel giro di 24 mesi quando era ancora una bambina, dovendo affrontare una vita divenuta troppo pesante, senza essere stata capace di liberarsi della depressione e dell’anoressia. Aveva sull’argomento pubblicato un libro, intitolato “Vivere o imparare”, premiato e di successo. A quanto ha riportato lei stessa, non ha ricevuto un adeguato sostegno terapeutico, affermando che le strutture sanitarie affermavano che servivano due anni circa per un posto in clinica per risolvere il suo problema. Un anno fa si era rivolta ad una clinica dell’Aja per l’eutanasia, vedendo la sua richiesta essere rifiutata, poiché era troppo giovane e la natura del suo problema non giustificava una scelta così drastica. Dunque ha deciso di agire da sola, imponendosi una morte lenta, evitando di mangiare e bere, superando quegli istinti primordiali che impongono a tutti noi di non morire. Sulla vicenda hanno parlato in molti, anche Papa Francesco ha espresso il suo cordoglio, allo stesso tempo ribadendo quanto valore ha la vita. La prima notizia uscita pubblicamente del fatto riportava l’eclatante titolo che l’Olanda aveva autorizzato l’eutanasia di una ragazza di 17 anni. Falsità enorme, anzi ha avviato una procedura ufficiale per scoprire come mai le strutture sanitarie non hanno agito al fine di aiutare la ragazza a liberarsi del suo problema. Questa è la vicenda appena successa, ma certo non è l’unica.

Jerika Bolen

Qualche anno a dietro, Jerika Bolen, una quattordicenne di Appleton nel Wisconsin, Stati Uniti d’America, ha deciso di togliersi la vita tramite il suicidio assistito legalmente riconosciuto in alcuni stati degli USA. Questa ragazza soffriva di una malattia genetica incurabile, l’atrofia muscolare spinale di tipo 2 che provoca un deperimento dei muscoli e un dolore insopportabile. Le sue amiche organizzarono un ballo in suo onore, chiamato J Last Dance. La risonanza mediatica della decisione ha girato il mondo in poco tempo, aprendo discussioni e dibattiti in televisione e sui giornali. Oltre questo evento triste, non dimentichiamo DJ Fabo, nella vita Fabiano Antoniani. Dopo un’incidente, diventa cieco e tetraplegico, attraversando per anni un calvario di terapie che non hanno dato miglioramenti. Il caso mediatico è stato per lungo tempo oggetto delle attenzioni della televisione, in molti sapranno la storia, come la vicenda processuale di Marco Cappato dell’associazione Coscioni che ha accompagnato DJ Fabo per il suo viaggio finale.

Dunque, alla conclusione del breve racconto di queste storie, ciò che rimane è la domanda: l’eutanasia è giusta o sbagliata? A cui possiamo aggiungere: quando un essere umano è giustificato a chiedere la morte oppure quando i medici sono autorizzati a cessare il trattamento? Potremmo disquisire per ore sull’argomento, ascoltando motivazioni pro e contro, nondimeno rimane quell’enorme dolore che una persona patisce a causa di una condizione patologica o psicologica. Nel primo caso, della giovane Noa Pothoven, possiamo concentrare l’attenzione sulla mancanza di una reale assistenza sanitaria che intervenendo avrebbe potuto sostenerla. Tuttavia, il risultato finale avrebbe scongiurato il suo suicidio? Sì, suicidio, poiché di questo parliamo. Più che eutanasia, è la volontà applicata nel negarsi cibo ed acqua ad avere condotto la giovane alla morte. Allo stesso tempo alla base esisteva una questione orrenda, nascente dagli stupri che ha subito. Lei non è stata l’unica al mondo. Cosa hanno fatto le altre povere vittime della morbosa folle e depravata azione di sadici senza morale ed anima? Negli altri due casi possiamo parlare di condizioni tragiche, di persone che pativano dalla nascita o dopo un grave incidente di patologie che affliggevano l’esistenza rendendo intollerabile. Nel primo caso di una malattia spietata, dalla quale era impossibile sopravvivere. Dunque in questo caso l’eutanasia è divenuta una liberazione dall’iter sofferenza, ospedale, inutili speranze ed angoscia. Nel secondo caso di un uomo che subendo un infortunio grave, non ha potuto continuare nella sua vita. Cos’è giusto? Rispettare la volontà di chi soffre oppure imporre piani terapeutici inconcludenti? Si può intervenire anticipatamente per evitare tragedie come nel caso di Noa Pothoven? Magari in questa situazione si poteva operare efficacemente. L’efficienza della sanità non è un canone indiscutibile che i Paesi moderni possono vantare. Comunque l’eutanasia è un argomento discusso e complesso; da una parte i fautori della totale libertà dell’individuo di decidere autonomamente, dall’altra chi afferma che il bene della vita è inalienabile e deve essere tutelato, magari in rispetto di coloro che lo perdono contro la propria volontà.

 

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