La violenza scoppia ad Hong Kong per la legge voluta da Pechino

Si infuria la protesta ad Hong Kong, in strada scoppia la violenza. La polizia aggredisce i manifestanti adoperando proiettili di gomma, gas lacrimogeni e sparando acqua ad alta pressione. I manifestanti si erano radunati fuori la casa comunale della grande città metropolitana per protestare. In atto da tempo l’ostilità contro una legge che consentirebbe l’estrazione da Hong Kong verso la Cina, che adotta una legislazione penale molto più ferrea, anche per reati di minore entità, ma soprattutto aumenterebbe il potere di Pechino.

Hong Kong è soggetta ad un accordo di semi-autonomia, significa che può sotto alcuni versi governarsi da sola; l’atto voluto da Pechino soverchia questo accordo, a dire dei manifestanti. Da ieri sfilano oltre un milione di persone ed oggi il tumulto è esploso. L’escalation ha trovato al momento il suo culmine poche ore dopo che il Governo ha rinviato il dibattito della legge a fine mese. Questo ha spinto molti manifestanti a superare le barricate preposte dalla polizia, iniziando con gli agenti uno scontro anche dopo gli avvertimenti dell’autorità. La reazione della polizia è stata immediata, prima adoperando proiettili non letali e poi i gas lacrimogeni. Tuttavia molti manifestanti erano bene attrezzati, con maschere e protezioni, per questo non hanno indietreggiato.

Oltre le dichiarazioni delle autorità, sono arrivate quelle delle associazioni dei manifestanti che speravano che oggi il Governo mettesse da parte quegli emendamenti che consentirebbero l’estrazione. Il presidente del Consiglio legislativo ha rimandato la riunione a data da destinarsi, inoltre è stato chiesto ai membri dello staff non recarsi a lavoro in questi giorni, al fine di evitare possibili scontri con i manifestanti.

Il problema attuale, per chi rifiuta l’estrazione, è che il Governo locale è controllato da una maggioranza favorevole al regime di Pechino, per questo temono che asseconderanno le richieste avanzate. Il Governatore di Hong Kong, Corrie Lam, ha affermato che la legge che vogliono promuovere serve a regolarizzare la posizione legislativa, rendendola pari a quella di altri Paesi che accettano l’estrazione.

I manifestanti ribadiscono che è solo una forma di servilismo nei confronti di Pechino, inoltre aggiungono che la legge recherebbe un serio danno ad Hong Kong, creando anche un precedente pronto ad aprire le porte ad altri duri interventi che renderebbero l’autonomia molto meno efficace.

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