Blade Runner, 35 anni dopo torna il cult movie di fantascienza

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(L’Unità) Cominciano in questi giorni le riprese di una pellicola molto attesa: decisamente non un lungometraggio qualsiasi. “I film di fantascienza con una forte impronta visiva, capaci di trasportarti in una realtà parallela e unica, mi hanno sempre attratto”, dice il regista Dennis Villeneuve, il canadese che nel 2015 ha impressionato tutti con il suo Sicario, thriller sul narcotraffico messicano. A lui spetta l’arduo compito di dar vita a un sequel difficile, quello di Blade Runner, la pellicola di culto del 1982 diretta da Ridley Scott, oggi in veste di produttore di questo nuovo capitolo.

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“Ridley ha fatto il miglior film di fantascienza di sempre”, commenta Villeneuve, “la sua intuizione geniale è stata quella di unire thriller e fantascienza per creare un viaggio unico all’interno della condizione umana. Il nostro sequel seguirà la pellicola originale, pur essendo ambientato qualche decade dopo”. E indiscrezioni, fatte trapelare dallo stesso Ridley Scott, parlano di una lunga citazione al primo Blade Runner nella scena iniziale del sequel.

È invece noto da tempo il cast che animerà il film, con star di prima grandezza come Ryan Gosling, Robin Wright ed Harrison Ford: quest’ultimo, già protagonista della pellicola nel 1982, vestirà di nuovo i panni di Rick Deckard, il celebre personaggio ispirato dal romanzo di Philip Dick del 1968 Il cacciatore di androidi. Intorno al personaggio di Deckard si è cementato negli anni uno dei più grandi misteri legati al film: i fan si sono più volte chiesti se il cacciatore di androidi interpretato da Harrison Ford fosse un essere umano oppure un replicante, un androide: “Ciò che ho da dire al riguardo”, ha dichiarato Dennis Villeneuve, “è che amo il mistero, le ombre, i dubbi. E vorrei rassicurare tutti i fan sul fatto che ciò che mi sta più a cuore è preservare e prendermi cura del grande mistero che è alla base di Blade Runner”.

Questo che vi proponiamo è il celebre monologo del replicante interpretato da Rutger Hauer, il cui incipit, “Ho visto cose che voi umani…”, è rimasto scolpito nell’immaginario collettivo, fino a diventare un modo di dire comunemente usato nel linguaggio ordinario.

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