I tre poteri dello stato

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Come molte volte viene udito alla TV o letto sui giornali esistono tre poteri distinti che servono perché si possa (o meglio si possa sperare) di avere la Democrazia. Sono il potere Legislativo, quello Esecutivo ed infine il Giudiziario. Ad ognuno corrisponde una funzione, per principio svolta in maniera assoluta, indipendente e concorrente con le altre per il corretto funzionamento dell’apparato amministrativo e giuridico del Paese. La legge, lo strumento con cui si disciplina la vita dei cittadini, viene, per così dire, creata dal Parlamento, diviso in Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Seguendo un preciso iter si arriva al testo di legge da emanare, come espressione del potere, incredibilmente, del popolo. Infatti la Costituzione stabilisce che “il potere spetta al popolo che lo esercita nei modi e nelle forme stabilite dalla Costituzione” stessa. È ovvio che se in Italia vi fossero mille abitanti si potrebbero riunire e decidere tramite un’assemblea, diversamente essendo quasi sessanta milioni servono dei rappresentati. I deputai e senatori per l’appunto, i quali ottengono “potere” grazie ai voti, e, per definizione, sono meri portatori del volere del popolo. Su questo si potrebbe discutere per ore, specialmente perché la legge detta “Porcellum” consente che sia il partito a designare l’eletto e non il cittadino.

Il secondo potere è l’Esecutivo, cioè Presidente del Consiglio e Ministri. Quando una “maggioranza” ottiene il controllo del Parlamento la persona più adatta, solitamente il presidente o segretario del partito, viene incaricato dal Presidente della Repubblica di formare il Governo dopo le “Consultazioni” (cioè chiacchierate private tra Presidente della Repubblica ed esponenti politici di rilievo su chi è il più adatto ad essere incaricato di costituire il Governo). Scelti i nomi, compiuto il giuramento ed ottenuto il titolo sperato si presentano avanti i “rappresentanti del popolo”, per ottenere la fiducia. Cioè verificare di disporre di un numero di voti in Parlamento tale da consentire di governare. Il Governo non emana leggi, ma può proporle al Parlamento (anzi è il primo a proporle ed è il preferito rispetto ad altri modi). VI sono casi particolari che consentono di utilizzare il Decreto Legge ed il Decreto Legislativo. Il primo emesso direttamente dal Governo, in caso di urgenza, ma deve essere ratificato dal Parlamento entro due mesi, il secondo è il Parlamento che decide le linee principali della legge ed il Governo le deve seguire per promulgare l’atto. In pratica, Il Presidente del Consiglio ed i suoi Ministri sono responsabili pubblici di incarichi di massimo livello che devono essere sostenuti da una maggioranza di deputati e senatori, e se questi mancano “cade il Governo”. Negli ultimi anni la situazione è divenuta differente, in quanto vi è stato un vero e proprio sovvertimento dell’ordine costituito, con un Esecutivo che promulga ed un Parlamento che obbedisce.

Il potere Giudiziario è la Magistratura, in cima alla quale struttura troviamo il CSM, la cui presidenza spetta al Presidente della Repubblica per garantirne l’indipendenza politica. A gestire il CSM, in pratica, provvede il vicepresidente, il quale è un magistrato. I giudici sono indipendenti dall’organo politico, per non soffrirne gli influssi, per essere organo privo di controlli, e contrariamente a quello che molti credono, in Italia tale compito viene svolto. I magistrati non sono controllati dal Ministero della Giustizia, e neanche da altri magistrati; infatti ogni giudice è indipendente al punto tale da potere svolgere le proprie attività, anche investigative, persino se riceve richieste contrarie da magistrati più anziani e maggiore titolo. I provvedimenti contro i giudici esistono e vengono applicati, dallo stesso CSM, ma non ricevono disposizioni dal Governo o dal Ministero e questi non possono ordinarne il trasferimento, ma richiedere l’applicazione di sanzioni disciplinari.

In pratica i tre poteri interagiscono tra di loro seguendo varie procedure non facilmente esponibili in breve, rispondono ad esigenze tecniche, ma che non prevedono, in teoria, una troppa invadenza. Certo che se vengono emanate leggi distruttive di questo equilibrio il crollo della Democrazia è inevitabile.

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